Chi sono

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Armando Rotoletti (Messina, 1958) ha studiato fotografia a Londra presso il St. Mary College e il London Polytechnic (ora University of Westminster).
A Milano, negli anni Ottanta si è dedicato al fotogiornalismo e, tra il 1985 e il 1995, è stato protagonista di numerose mostre personali e collettive.
Nel 1990, su invito di Grazia Neri, è entrato a far parte della sua agenzia, divenendo fotografo-ritrattista di personaggi della cultura, dello spettacolo e dell’economia.
I suoi reportage sono comparsi su molte riviste, tra cui i settimanali “Sette” (con il quale ha collaborato in modo continuativo per oltre vent’anni) e “Io donna” del “Corriere della Sera”, “Vanity Fair”, “The Sunday Times”.
Da una quindicina d’anni si dedica, inoltre, a lavori di ampio respiro e di approfondimento sociale – come Casa della Carità. I volti le storie (2005), dedicato alla fondazione di don Colmegna, o Barbieri di Sicilia (2007), un viaggio tra le ultime botteghe di barbiere sull’isola – e a paesaggi e volti dei distretti agroalimentari (Langhe, Food Valley): Gente di Barbaresco (2013), è il primo risultato di questo impegno.
Con Circoli di conversazione a Biancavilla (2013), Rotoletti ha esplorato la realtà antropologica di un paese alle pendici dell’Etna, dal destino incerto e in lotta perenne con la modernità.
Un altro suo volume, Valelapena (2013), racconta storie di riscatto dal carcere di Alba, dove ai detenuti è consentito lavorare nel vigneto del penitenziario.
Scicli, città felice (2014), è il racconto fotografico di una delle più affascinanti città barocche della Sicilia sudorientale.
Nel 2015 ha pubblicato Vino e gente dell’Etna, che documenta lo straordinario territorio del vulcano e il suo rinascimento enoico, e Il volto dell’IO (2015), che raccoglie cinquanta ritratti di filosofi italiani, realizzati nel corso dell’ultimo decennio. In Noto. Le pietre i volti (2015), Rotoletti narra per immagini l’unicità e la bellezza della città. Sicilia in piazza (2017) ritrae ottantadue piazze delle principali città e di altri centri minori: un grandioso affresco della bellezza di questi spazi liberi, almeno per il tempo di una fotografia, dai condizionamenti visivi dei nostri tempi.
In Selinunte (2019), Rotoletti ha cercato di interpretare la relazione tra le diverse rovine ed edifici, nonché il rapporto tra i templi e il paesaggio, dando un’idea della loro dimensione estetica.