La mia prima volta alla Frankfurter Buchmesse

Se avete in mente di organizzare una vacanza tra le romantiche città tedesche, cancellate Francoforte dalla vostra lista: la visita non vale il viaggio. Se invece volete mettere il naso nella più importante fiera del libro d’Europa, allora non potete evitare la Frankfurter Buchmesse.

A questo punto avete due alternative: 1) farvi accreditare da una casa editrice, o utilizzare il vostro tesserino di giornalista, sempre che il giornale per cui lavorate vi sponsorizzi. Inviare la vostra richiesta di partecipazione all’ufficio accettazione della fiera e attendere con pazienza che vi venga inviato il modulo per pagare l’ingresso alla fiera. In questo caso potrete entrare nei giorni vietati al pubblico, e contattare editori, pubblicisti, tipografi, insomma tutti coloro che nel mondo hanno interessi legati al mondo della carta stampata, e che hanno acquistato uno stand in fiera (circa 7000 espositori provenienti da 100 paesi), ma non potrete acquistare nulla, neanche un quadernino. Non dimenticate di prendere appuntamenti di un quarto d’ora l’uno con le persone che volete incontrare, e fatelo tre mesi prima dell’evento, perché non è cosa facile gestire 300.000 visitatori.

FRANCOFORTE - BUCHEMESSE 2014 © ARMANDO ROTOLETTI
FRANCOFORTE – BUCHEMESSE 2014 © ARMANDO ROTOLETTI

2) Unirvi alla folla del week-end, gli unici due giorni in cui la fiera è aperta al pubblico, con possibilità di fare acquisti. Il rischio è quello di non raggiungere l’oggetto dei vostri desideri, se non sgomitando tra la moltitudine di persone traghettate via shuttle da uno all’altro dei 10 edifici che ospitano la fiera. Io ho scelto la prima via. Avevo pochissimo tempo, e il primo giorno mi è servito più che altro per ambientarmi in uno spazio che a prima vista sembra infinito. Il secondo giorno ero già perfettamente a mio agio, felice di constatare come nell’era del web 2.0, quando la connessione digitale sembra avere il sopravvento, il libro in tutte le sue forme muove ancora interessi economici (e quindi sociali) enormi. Evviva Facebook , Linkedin, Twitter, ma i protagonisti dello scenario culturale mondiale hanno ancora bisogno di vedersi e parlarsi davvero, forse più di prima.

La Buchmesse è difficile da descrivere. Oltre alla Finlandia che è la protagonista di questa edizione, molto spazio è dato alle culture straniere: enorme lo stand della Cina, con una netta impostazione di regime, più piccolo ma molto elegante quello del Giappone, abbastanza misero e chiuso quello italiano. In ogni paese è molto sviluppata la parte dedicata all’infanzia.

Ci sono poi divisioni tematiche: ricchissima le sezione turistica, affollatissima quella erotica. Ho conosciuto molti piccoli editori, sono i migliori, quelli che credono davvero in ciò che producono, quelli che si innamorano delle idee. Uno per tutti, Mr. Hannes Wanderer editore di meravigliosi libri fotografici, mi ha detto: “Ho deciso di pubblicare solo i lavori che mi fanno piangere”, e ho pensato che raramente ho incontrato esseri umani più affini al mio modo di lavorare.

 

FRANCOFORTE - BUCKEMESSE 2014 © ARMANDO ROTOLETTI
FRANCOFORTE – BUCKEMESSE 2014 © ARMANDO ROTOLETTI

Una risposta a “La mia prima volta alla Frankfurter Buchmesse”

  1. Stefania

    ciao
    c’ero anch’io a F., era la mia seconda volta. Il primo giorno ho perso tempo, cioè mi sono persa, nel senso che non avendo comprato catalogo (ben 25 euro) e non capendo la segnaletica tedesca mi sono mossa male e ho avuto una impressione deludente… Gli USA poche cose e poco interessanti. Nel padiglione 6 la facevano da padrone francesi e cinesi. In quello italiano mi è venuto la depressione: pochi stand e bruttino, alcuni trincerati dietro scaffali che respingevano i visitatori (è una fotografia del Paese, nessuno vuole investire più in Italia). Fantastici i padiglioni 3 e 4 dove c’era editoria di settore (turistica, arte, letteratura ecc) e la Germania. Stand aperti, con libri a vista, molto invitanti, personale cortese e disponibile. HO chiesto a qualche editore interessante (di illustrati): ma in Italia pubblicate? co-edizioni, traduzioni, ecc? mi rispondevano tutti no.
    L’Italia come soggetto c’era eccome, negli stand degli editori stranieri, ma sempre in lingue straniere. I lettori italiani (vedi Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2014) sono sempre più in calo… se non si legge i libri non si vendono, ma… cosa fanno gli editori italiani per invitare a leggere? nulla!!!
    mi fermo qui, forse scriverò una seconda puntata, chissà… vediamo se arrivano commenti.
    L’Italia è depressa, le parole che si sentono di più sono: stanchezza, nulla cambia, mancano soldi… bah
    Vende bene solo la letteratura italiana all’estero, almeno quella… ma come fare per riportare gli italiani a leggere? non basta abbassare Iva su e-book , perché se i giovani hanno i tablet ma lo usano solo per giocare…
    Stefania

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