Questo sabato torno in carcere. Di mia volontà

C’è un posto dove tutti dovremmo andare almeno una volta nella vita. Per una volta dovremmo sgusciare fuori dal tempo e dallo spazio, lasciare le nostre linde casette, le nostre certezze, il nostro megaschermo uso stadio, la nostra connessione internet, la nostra comoda automobile, il pranzo della domenica, la pizza del sabato, la litigata con la suocera, il centro commerciale, il superenalotto scaramantico, ed entrare in un carcere. Uno di quelli normali, di provincia, dove i reclusi hanno commesso reati minori, e non sono ricchi abbastanza per pagarsi un avvocato decente.

A me è capitato per caso, quando la Syngenta mi ha affidato l’incarico di raccontare per immagini un loro progetto di recupero all’interno del carcere di Alba. Da questo lavoro è nato un libro (che presenterò sabato alle 11.30 dentro il carcere di Alba, ingresso libero) che porta nel titolo, VALELAPENA, il nome del vino prodotto con l’uva della vigna piantata tra i due muri perimetrali del carcere, e coltivata e raccolta dai reclusi che hanno aderito al progetto. Ho passato un solo giorno nella casa circondariale di Alba, ma alcune domande me le sono fatte. In più di 2000 anni della sua storia, l’umanità si è evoluta enormemente nel campo della scienza, della medicina, della tecnologia. Abbiamo cambiato il modo di spostarci e possiamo coprire distanze incommensurabili volando come uccelli, comodamente seduti su un aereo mentre ascoltiamo musica o guardiamo un film. Abbiamo rivoluzionato il nostro modo di comunicare e possiamo parlarci e intanto guardarci negli occhi, indipendentemente da quanto siamo lontani.

CARCERE DI ALBA (CN) DETENUTI AL LAVORO NELLE VIGNA
CARCERE DI ALBA (CN) DETENUTI AL LAVORO NELLE VIGNA

Abbiamo imparato a curare malattie che solo fino a 50 anni fa non davano scampo, portando la vita media dell’uomo da 60 a 75 anni nel giro di pochi decenni. Come mai il sistema carcerario nella sostanza non è cambiato per niente? Oggi come millenni fa gli uomini che commettono errori contro la società vengono rinchiusi per un tempo variabile in luoghi scomodi e volutamente disumani, salvo poi farli uscire alla scadenza del periodo di reclusione, in uno stato di disorientamento ancora maggiore, e con ancora meno carte da giocare. Si potrebbe pensare che la forza di questo sistema sia il suo basso impatto economico, ma non è così.

E su questo punto potrò essere molto più chiaro nel mio prossimo blog, dopo la mia seconda giornata di carcere.

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