“Sono tempi difficili”

“Sono tempi difficili”, è la frase che ho sentito con più frequenza ultimamente, a volte la dico anch’io. Se però cerco di ricordare i tempi che ho attraversato durante la mia esistenza di over cinquantenne, trovo più o meno le stesse difficoltà, a volte anche maggiori se pensiamo che a parità di problemi non avevamo affatto gli stessi strumenti per superarli, e mi riferisco al numero esorbitante di “link” a cui possiamo accedere ora, e che mancavano completamente fino a 10, 15 anni fa. Ho fatto la fame fino a quando non mi sono affermato come fotografo su scala nazionale, e questo lo devo alla mia tenacia, e non alle condizioni economiche meno avverse degli anni ’80. Molti dei miei amici si sono adattati a lavori umili fino a quando con pazienza non è arrivata l’occasione che ha loro permesso di disegnare un futuro consono alla loro formazione. Probabilmente gli stessi passaggi sarebbero stati più veloci se avessero avuto l’ausilio di Linkedin o di altri portali specializzati nell’accoppiare il lavoro con il lavoratore. Anche allora si faceva una gran gavetta ma era tutta giocata nei confini ristretti della provincia. Ora i giovani hanno il mondo a portata di click, e non c’è limite geografico che impedisca agli indiani di lavorare come softweristi per le aziende americane, o ai nostri neolaureati di fare esperienza in Australia per poi scegliere di portare il loro know-how in Cina o in Giappone o di tornare a casa. Non voglio dire che viviamo in un mondo facile, e neanche lo credo, ma le frasi che cominciano con “ai miei tempi … “ non mi hanno mai convinto, se rimandano a un peggioramento tout-court della condizione umana. La strada dell’uomo verso la felicità è lunga e complessa, da sempre conosce battute d’arresto e poi riscatti repentini ma una cosa è certa: la curva è comunque in salita, il progresso tecnologico, scientifico, politico, socioculturale è in continua evoluzione anche se queste voci non viaggiano sempre di pari passo. Sono convinto che l’universo di conoscenza che arriva dal web, e che molto spesso è segno di generosità e voglia di condividere senza secondi fini, sia un dato assolutamente positivo. A questo punto siamo a un passo dal trasformare le relazioni meramente economiche che hanno caratterizzato il nostro millennio in rapporti di scambio che non abbiano necessariamente bisogno del denaro per funzionare. Quando sento parlare di baratto aguzzo immediatamente le orecchie: mi affascina la possibilità di scambiarsi direttamente i beni più disparati (dagli oggetti alle competenze), senza ricorrere a intermediari o banche o denaro. Mi si profila il miraggio di un mondo senza vinti né vincitori, dove il valore di uno scambio comprenda anche l’amicizia che si potenzia, la relazione umana che si crea, la possibilità di cedere una cosa in cambio di un’altra che in quel momento serve di più anche se sul mercato varrebbe di meno.

Maria Teresa Bucco © Armando Rotoletti 2009
Maria Teresa Bucco © Armando Rotoletti 2009

Già ci sono esempi confortanti: grazie a un sito web, la mia compagna, Maria Teresa, proprietaria di agriturismo ha conosciuto un elettricista in pensione con il quale ha stipulato un patto che sembra funzionare alla perfezione da più di un anno: tutte le volte che sorge la necessità di una riparazione l’elettricista interviene gratuitamente; in cambio lui gode di vitto e alloggio tutte le volte che si presenta, anche se non ci sono interventi da eseguire. Naturalmente l’amicizia che si è creata tra le famiglie è il premio più alto di tutta l’operazione, e porta a benefici che sorprendentemente si presentano quando si generano connessioni tra gli umani.

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L’ultimo esempio viene dall’Etna, e riguarda una coppia di viticultori che credo di poter chiamare amici. Ecco la testimonianza che mi hanno lasciato: “Da qualche anno assieme a mia moglie aspettavamo di avere i soldi necessari per rifare il tetto della nostra cantina che ci avrebbe poi permesso di vinificare le nostre uve evitando di conferirle presso altre cantine a costi altissimi. Il tempo passava ma non riuscivamo ad avere la somma per i lavori di ripristino del tetto, quando un giorno mi chiama il mio amico Pino per dirmi: Ho pensato una cosa riguardo il tetto della tua cantina: io metto la mia uva, tu fai il vino, mio cognato che è costruttore ti fa il tetto in modo che lui prende la metà del vino, tu ci guadagni il tetto e io ci guadagno l’ altra metà del vino, in questo modo nessuno di noi tre spende un euro e tutti e tre ci abbiamo guadagnato qualcosa “ Oltre il tetto ed il vino abbiamo ricostruito qualcosa che era stata persa tra la gente, la vera ricchezza.”

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